Il mio cane è morto oggi e io riesco a pensare una sola cosa: l’ho amato abbastanza?

Il mio cane è morto oggi. Sapevo che sarebbe morto. Avevo preso un appuntamento per lui con la morte. Ho chiamato il veterinario e mi ha programmato in un orario in cui nell’ambulatorio non c’era nessuno.

Mi sono vestita, messo un filo di trucco e una goccia di profumo. Non so perché ma volevo essere presentabile. Dovevo salutare per l’ultima volta il mio migliore amico e dovevo essere carina. So che a lui non importava ma era una forma di rispetto. Il suo nome era Basil ed era un bellissimo boxer, grande e grosso. Gli piaceva giocare a calcio, le galline di plastica e dormire nel nostro letto.

Ultimamente non stava molto bene: aveva perso peso, aveva problemi di cuore, danni neurologici. Ma reggeva… si aggrappava alla vita e ogni volta che pensavamo che si stesse spegnendo, ripartiva: un’altra medicina, un altro giorno. Si riprendeva così in fretta che, per scherzare, io e mio marito dicevamo che aveva avuto più rinascite lui che un re francese.

Era testardo. Non voleva andarsene. Non voleva lasciarci. Poi, all’improvviso, il declino. Stava molto male e ho deciso di porre fine alle sue sofferenze. Ho preso l’appuntamento dal veterinario. Non era giusto lasciarlo soffrire così. E ho pensato che se ami il proprio cane devi permettergli di morire dignitosamente e senza soffrire. 

E lì, dal veterinario, mentre l’uomo con il camice bianco gli faceva la puntura, ho cominciato a piangere e chiedermi: L’ho amato abbastanza? Se faccio questo, lo amo?

Il mio cane è morto oggi… ma oggi non è morto solo il mio cane… è morta una parte di me. Addio Basil e perdonami.

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