Si chiamava Theunis Botha e nella sua vita aveva ucciso centinaia di animali per divertimento e avidità. Adesso è morto in un modo che solo la natura poteva operare, in un modo che dimostra che il Karma (forse) esiste davvero.

La natura e il destino, a volte, vanno di pari passo e concludono insieme un atto eroico.

Theunis Botha era uno spietato cacciatore di Johannesburg, la capitale del Sud Africa. Dopo aver causato la morte di tanti animali, per puro divertimento personale, la natura ha voluto dire basta e gli ha fatto finire la sua vita in un modo spettacolare, almeno dal punto di vista degli animali e dei loro sostenitori.

 

L’uomo era in Gwai, nello Zimbabwe. Stava accompagnando un gruppo di cacciatori in un tour del parco nazionale di Hwange. All’improvviso, davanti ai loro occhi, si è materializzata una mandria di elefanti allevati in cattività.

Il gruppo di cacciatori si stava dirigendo verso un cucciolo di elefante il che ha messo in allarme tutta la mandria e tre delle femmine più anziane si sono dirette a passo di carica verso le persone.

I cacciatori hanno iniziato a sparare all’elefantessa capobranco e questa, ferita, è andata a crollare proprio sul corpo di Theunis.

Il cacciatore è morto schiacciato dal peso dell’elefante: chi la fa, l’aspetti!

C’è chi ha lodato l’uomo che non era altro che uno che uccideva gli animali per vendere i suoi trofei negli Stati Uniti a caro prezzo.

C’è chi ha addirittura sostenuto che rendeva merito a un uomo che era perito facendo il suo dovere! Ci vuole un bel coraggio sostenere queste cose! Come si possono esprimere parole di elogio verso una persona che ha fatto della morte il suo maggior reddito?

Comunque sia la natura si è presa una bella rivincita, se tutti fossero rimasti a casa loro, non sarebbe successo niente. Provare pena per queste persone non ha proprio senso.

Lui, come vedete dalle foto, non ha mai provato pena o rispetto per tutte le sue vittime di cui si vantava orgogliosamente. Purtroppo però è morto anche l’elefante, questo dispiace a tutti perché lui stava difendendo la sua vita e quella dei suoi piccoli.

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