Bebè Elefante Rifiutato E Abbandonato Dalla Sua Mamma, Cammina Fino Ad Un Santuario Per Chiedere Aiuto E Crolla A Terra

La faccia di questo piccolo bebè di elefante si può comparare con quella di un angioletto. Kamok é il suo nome, nel suo archivio di informazioni che lo riguardano, si possono leggere cose come: “si è allontanato dal suo gruppo (…….) Kamok sembra non avere alcun desiderio di stare con gli altri e di bere il suo latte (….) oggi ha preso alla sprovvista una persona e lo ha spinto in una delle vasche d’acqua poi è scappato correndo”, insomma tutta una serie di scherzi.

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Qual’è stato lo scherzo più recente?

Era circondato da un gruppo di visitatori del santuario, Kamok con la sua proboscide afferrò la cintura di una fotocamera di una dei visitatori e scappò correndo con essa, come se si trattasse di una scippo e le persone presenti non riuscirono a smettere di ridere per parecchi minuti, nel vedere l’atto “vandalico” di questo bebè.

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Ma in mezzo a tutte queste situazioni comiche che circondano la sua vita nel santuario, Kamok ha una sete di vivere ineguagliabile e questa voglia di vivere può essere dovuta dal fatto che ad un certo punto deve aver creduto che non avrebbe avuto un futuro…

A settembre 2013, misteriosamente apparve chiedendo aiuto, davanti alle porte del santuario il Oj Pejeta Conservancy, in Laikipia, in kenia.2

Non c’erano segni di qualche gruppo di elefanti nella zona che potesse corrispondere alla sua famiglia. Lei si trovava li da sola, con molta sete e troppa fame, perciò si pensò che fossero già diversi giorni che il piccolo bebè vagava solitario. Appena riusciva a sostenere il suo peso sulle zampe e le sue articolazioni cedettero, facendola accasciare per terra appena gli umani le si avvicinarono.  Si pensa che ad un certo punto la piccola si sia persa, o pure la sua stessa famiglia l’abbia lasciata indietro, ma essendo che le madri di elefante sono molto protettrici si pensò anche che forse la sua famiglia se ne andò correndo al sentire gli spari di qualche cacciatore, lasciando la piccola da sola.3

Fu allora che il Gruppo del DSWT, volò con un gruppo di specialisti in elefanti, per conoscere Kamok, in 40 minuti arrivarono con un buon biberon di latte di elefante, e il piccolo bebè non si mostrò mai timida nei confronti degli umani, e si bevette il latte con la giusta foga di chi non mangiava da troppo tempo.4

Subito dopo fu trasportata al santuario di DSWT, dato che il santuario dove aveva chiesto aiuto non era attrezzato per ospitare un elefante. Una volta lì il personale si rese conto che la piccola aveva una malformazione alle articolazioni delle zampe e questo non le permetteva di essere veloce come gli altri elefanti e pensarono che forse fu questa la causa dell’abbandono della madre.

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Purtroppo in natura per preservare la sopravvivenza del gruppo capita che i soggetti troppo deboli vengano allontanati, non è cattiveria, è la legge della natura e della preservazione, a causa di un soggetto non in grado di difendersi da solo possono perire 3 o 4 di loro. Sono difficili decisioni che anche gli animali sono costretti a prendere per il benestare del branco. Ma per quegli animali più deboli c’è l’uomo che può intervenire ed aiutare.

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Di fatto un elefante dopo sole 24 ore dalla nascita deve essere in grado di camminare per 20 km, ma con le articolazioni danneggiate, per Kamok questa prima prova deve essere stata impossibile, ma per fortuna ha camminato verso la strada che lo avrebbe portato alla salvezza e adesso lo aspetta una vita tranquilla e sicura.

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